I punti cardinali di 100in1giorno 2016

I punti cardinali di 100in1giorno 2016

Abbiamo cominciato a immaginare la nuova edizione di 100in1giorno Milano, dopo il primo esperimento dello scorso 27 giugno. Il percorso è iniziato con un momento di confronto a cui abbiamo inviato alcuni dei partecipanti all’edizione zero, i rappresentanti di gruppi informali e associazioni vicini alle tematiche del festival, partner del progetto e alcuni bravi osservatori della città. Li ringraziamo tutti per il tempo e i pensieri che ci hanno dedicato. Insieme abbiamo cercato di rispondere ad alcune domande per orientare nella giusta direzione i lavori del festival, in particolare la “call for ideas” che vogliamo lanciare a gennaio per raccogliere le proposte e le idee creative dei milanesi per trasformare, almeno per un giorno, gli spazi pubblici della nostra città.
In particolare abbiamo voluto indagare quali siano le urgenze, individuali e collettive, che sentiamo come cittadini di Milano. Sono così emerse quattro parole chiave, che qui condividiamo sia come restituzione ai partecipanti, sia per avviare un discorso sulla città che ci piacerebbe il festival conducesse, da un lato coinvolgendo le persone già presenti sui temi della cittadinanza attiva, della socialità urbana, dell’uso degli spazi pubblici e dall’altro chi lo è in potenza e ha voglia di prendere parte al movimento globale che 100in1giorno ha unito in 30 città.
La prima parola chiave, nel quaderno delle urgenze, è accessibilità. Da tutti i tavoli di confronto è emersa l’urgenza di rendere Milano più accessibile, e non solo per le persone con disabilità fisiche o mentali. Sul tema la città, in questi anni, ha avviato alcuni progetti, ma è molto sentita la necessità di porre la questione maggiormente al centro del dibattito pubblico, per favorire una piena conquista, da parte di tutti, degli spazi urbani. Bambini inclusi. L’urgenza dell’accessibilità si declina anche nell’ambito economico, dato che Milano, pur nella sua attuale vivacità e fase di apertura, resta per una fascia di popolazione poco o per nulla accessibile, con limitazioni nella fruizione dell’offerta culturale, dello scambio sociale e via dicendo. Nel confronto, la parola accessibilità è stata collegata anche all’abitare. Il tema dell’accessibilità alla casa in relazione all’accessibilità degli spazi pubblici merita dunque una ulteriore riflessione, perché il vivere la dimensione individuale e quella collettiva della città risultano, in alcuni quartieri, specialmente connessi e problematici. Il tema è stato toccato lo scorso 27 giugno (per esempio dall’iniziativa di Cascinet sulla sicurezza stradale) ed è stato affrontato in altre edizioni, come a Toronto. A Santiago, una delle 100 iniziative dell’ultima edizione, permetteva ai cittadini di impersonare il Presidente e di avanzare una proposta per migliorare la vita delle persone.
Secondo concetto chiave emerso è quello delle comunità latenti. Molti luoghi di Milano possono diventare espressioni vive di comunità desiderose di esprimersi e, per ora, sopite. In questi anni le esperienze di luoghi come la Darsena ritrovata, Piazza Castello resa pedonale, il nuovo skatepark di Gratosoglio, il parco Vittorini di Ponte Lambro o i vari spazi non più abbandonati e assegnati a progetti a vantaggio del pubblico, hanno dimostrato come rendere un luogo ospitale, accogliente e animato possa far nascere nuove pratiche, nuovi punti aggregativi, nuovi punti di vista e come questo sia facilitato quando nel processo vengono coinvolti i destinatari di queste trasformazioni. Risulta centrale la necessità che questi luoghi siano innanzitutto relazionali, dove l’apertura all’altro, la condivisione di pratiche e il racconto siano strutture di queste comunità che trovano terreno fertile. Sugli spazi che, trasformati dai cittadini, sprigionano nuove funzioni e visioni, insistono molti appuntamenti delle edizioni di 100in1giorno. Per esempio succede a Santiago. Fra i partner del festival che operano quotidianamente su questi temi, in due quartieri storici della periferia milanese, ci sono Dynamoscopio a Lorenteggio/Giambellino e Mare Culturale Urbano a Quarto Cagnino.
Terza urgenza espressa dal workshop, quella di lavorare sull’identità di Milano, dei suoi quartieri e delle sue periferie. La città cerca, oggi più che mai, un nuovo racconto, che superi gli stereotipi a cui è stata legata negli ultimi decenni e che sia metropolitano, in linea con le trasformazioni istituzionali in corso della Città Metropolitana. Obiettivi: creare connessioni identitarie e valoriali fra le energie che arrivano in città, per esempio dall’estero, oltre i soliti circuiti turistici, e quelle che operano a Milano nei territori di cerniera, meno centrali, o in ambiti poco conosciuti; far emergere il bello e le specificità di ogni zona, assecondando la dimensione policentrica della nuova Milano, stimolandola; rafforzare il lavoro di chi nelle diverse zone è già attivo con piccoli progetti locali sperimentali, ponendoli in relazione con i vicini di quartiere e con una dimensione metropolitana. Su come raccontare la città in modi diversi, nell’edizione zero di 100in1giorno Milano, hanno lavorato per esempio MilanoSurfing, Urbano Creativo, Zup e Zwolle.
La necessità di una integrazione degli strumenti è la quarta urgenza comune emersa dal workshop: occorre lavorare per ottimizzare le energie di chi si attiva per la città, sia attraverso piattaforme di aggregazione, sia superando i limiti della burocrazia tradizionale, in una sintesi fra formale e informale. Si pensa a un’integrazione che permetta anche di garantire continuità a questo genere di progetti e percorsi, in un rapporto con la Pubblica Amministrazione e con gli altri enti protagonisti del territorio che generi standard costruttivi, parametri replicabili, accesso a fondi. L’edizione zero ci ha permesso di sondare alcune modalità di confronto e lavoro con la PA; il 30% delle iniziative ha avuto un percorso tradizionale di permessistica e autorizzazioni, il 70% invece ha avuto un via libera dall’Amministrazione comunale senza permessi speciali perché si trattava di iniziative leggere, come flash mob, passeggiate, espressioni artistiche. Bisogna ripartire da questo per costruire un modello di confronto.

Volete condividere con noi riflessioni e spunti su questi quattro punti cardinali da cui partiamo? Scriveteci.

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